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Il senso di ingiustizia che aveva acceso lo spirito del giovane Bob Dylan negli anni ’60 tornò in vita all’improvviso in Desire, nel 1976, dove l’artista riscopre desiderio di farsi campione dei diseredati. Uscito dopo un periodo di produzioni elaborate, tristi come Planet Waves e come l’album “del divorzio” Blood On The Tracks, Desire ritrova il Dylan acuto e puntale osservatore della vita, sebbene in una maniera musicalmente accidentata. Il primo brano Hurricane, lungo otto minuti e mezzo, dimostra che la sua coscienza politica era ancora sveglia e intatta, scagliandosi contro quella che all’artista sembrava un’ ingiusta condanna all’ergastolo emessa contro l’ex peso medio Rubin ” Hurricane ” Carter per triplice omicidio. Era uno dei sette brani dell’album con testi scritti in collaborazione con il drammaturgo Jacques Levy, che Dylan aveva conosciuto sette anni prima grazie a Roger McQuinn, e il cui contributo dà un tocco narrativo alle canzoni. Tra le due canzoni scritte senza collaborazioni c’è Sara, l’ultima supplica di Dylan alla moglie , che aveva piuttosto bistrattato in svariati brani dell’album Blood On The Tracks del 1971. Con Eric Clapton alla chitarra ed Emmylou Harris come seconda voce, questo fu il secondo album di Bob Dylan a raggiungere la vetta della classifiche su entrambi i lati dell’Atlantico, resistendo per ben cinque settimane al primo posto nella classifica USA a partire del febbraio 1976, la migliore performance di una sua opera.