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Nel 1972 Lucio Battisti è un mito nazionale assoluto.La sua musica, la sua faccia, il suo nome raccontano a tutti la musica moderna, l’alternativa al pop internazionale, musica e testi ( di Mogol ) di qualità. La modernità del testo e della musica, oltre che dell’interpretazione, di Confusione, per esempio. Oppure il lirismo di Vento nel vento: e ancora, i bozzetti crudeli di Luci-ah e la “canzone d’autore” di alto livello de L’aquila. Ma il vertice dell’album è certamente in Vento dell’Est e Io vorrei, non vorrei ma se vuoi, grandi brani sia nella musica sia nei testi. Battisti, in prima persona interpreta i ruoli che Mogol disegna per la sua anima e rende in musica i dilemmi, i dubbi e le debolezze di un’Italia giovane e confusa che sta entrando nel tunnel degli anni Settanta, appena iniziati e già insanguinati da bombe, stragi e scontri nelle piazze. “In un mondo che non ci vuole più / il  mio canto libero sei tu / e l’immensità si apre intorno a noi / al di là del limite degli occhi tuoi” : così inizia Il mio canto libero, il brano che chiude un album immenso e trasporta, con le soluzioni adottate in sala di registrazione, anche il pop italiano nelle grandi correnti della musica angloamericana.